Ulisse-Penelope: oltre il viaggio dell’eroe dalla separazione alla generatività
Articolo scritto per il numero settembre della rivista IPOTESI) Per molto tempo ho provato una certa avversione per l’Odissea. Non per la bellezza del poema, naturalmente, ma per il modello umano che mi sembrava rappresentare e che per secoli abbiamo continuato a celebrare quasi senza metterlo in discussione. Da una parte Ulisse, l’eroe: intelligente, astuto, curioso, libero di partire, attraversare il mondo, combattere, incontrare popoli sconosciuti, affrontare mostri e divinità, conoscere altre donne, perdersi e salvarsi. Dall’altra Penelope, che rimane a Itaca, tesse e disfa, custodisce la casa e il matrimonio per vent’anni. A lui l’avventura; a lei l’attesa. Per anni ho visto in questa coppia una rappresentazione quasi perfetta dell’ordine patriarcale. Ulisse mi appariva come uno dei grandi antenati simbolici dell’uomo occidentale: il conquistatore, l’esploratore, colui al quale è concesso allontanarsi perché da qualche parte una donna mantiene intatto il luogo del ritorno. P...